domenica, luglio 23, 2006

I piccoli dolori fanno parlare, i grandi dolori rendono muti (Seneca)

Sento di dover scrivere questi miei pensieri, per poterli leggere, o solo per fare un po’ d’ordine nella mia mente.

Come si può essere felici al solo suono della tua voce? Ascoltare i tuoi pensieri, sentire il racconto della tua vita, pezzo dopo pezzo come un puzzle, per poi poterla ricostruire e capirti.
E’ quello che tu mi hai implicitamente chiesto di fare. Hai sempre detto di essere chiuso, di non scoprirti, segno costante del tuo vivere ‘en garde’ per poter fronteggiare meglio gli urti della vita.

Ti ho detto che non ti avrei obbligato a farlo e ho atteso, giorno dopo giorno, che tu mi parlassi un po’ di te: e lo hai fatto. Mi hai spinto a raccogliere tutte le informazioni e poter con quelle costruire una figura intera, la tua immagine, quella che io ho di te.

Ho accettato ancora una volta questa sfida: e quando ho visto il risultato, ero già affascinata dal tuo modo di essere. E anche tu eri stupito da come ti lasciavo fare, ma hai capito che lo facevo per te... e per me.
Ho imparato a volerti bene, ad accettarti come sei, e anche tu lo hai fatto con me...
E gli scontri che abbiamo avuto, li abbiamo superati in un attimo, senza orgoglio, perché l’importante per noi due è ‘esserci’ ed esserci insieme.

E ieri, ho dovuto superare la prova peggiore della mia vita: essere con te senza esserci fisicamente.
Quel tuo ripetere all'infinito, ossessivamente, le parole che mi avevi scritto l'altra notte, quando in un momento di serenità hai sentito il bisogno di comunicarmelo e io di farti sapere che ero felice per te, e poi il tuo pianto al telefono che ho ancora nelle orecchie.

Perché non ero con te???
Avrei potuto stringerti, tenerti la mano, darti la mia spalla per piangere, senza dirti nulla, in silenzio. Avrei potuto abbracciarti e tenerti stretto, accarezzando i tuoi capelli.
E invece non ero lì, non ero accanto a te con il calore della mia mano, ero solo ‘dentro di te’ ma non mi basta e di sicuro non è bastato e te.

Non sai quante volte mi sono chiesta ‘se fossi partita... se ti avessi raggiunto, sarebbe stato diverso, avresti potuto dirmi tutto ciò che ti passava per la mente...’

...se, se, se, questa parola che sta rimbalzando nella mia testa da ieri mattina ... e "come"...

come farò a farmi perdonare da te per ‘quel non esserci stata’...

Credo che anche questo sia amore... Non lo so, ma un giorno, forse, ti chiederò di spiegarmelo.

E adesso ho paura. Ho una folle paura di perderti. Ma una cosa so: farò tutto il possibile perché questo non accada. Mai.

Entra nei miei pensieri.. come fai sempre... sai che non ho più paura che tu lo faccia. E' bizzarro ma conto sempre sul fatto che tu mi legga dentro, come io faccio ascoltando la tua voce, togliendoti 'quelle scarpe' e sentendo i tuoi pensieri più nascosti.

Entra nei miei pensieri e leggi queste parole.
Prendi la mia mano... E chiamami.

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